MTB “GRANDE GUERRA” – La Dolina dei Bersaglieri e il Castellazzo: tra storia e natura

Il secondo itinerario della serie è meno denso di luoghi storici ma quelli toccati sono di grande interesse.
L’itinerario presentato può anche rappresentare la continuazione del precedente con cui si collega nei pressi della zona del Monte Sei Busi.
Partendo da Monfalcone percorriamo infatti a ritroso l’ultimo tratto del percorso precedente dirigendoci verso Vermegliano che raggiungiamo girando a sinistra dopo il passaggio a livello che troviamo all’inizio dell’abitato di Selz e, affiancando l’autostrada che sottopassiamo nei pressi di una cava arrivando alle case di Redipuglia (km 6.6).
In corrispondenza del passaggio a livello giriamo a destra senza passare i binari per incominciare l’ascesa che ci porterà ad un bivio (km 7.5 – Figura 1)

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Figura 1: Il bivio che conduce al sacrario (a sinistra) e alla zona della dolina dei Bersaglieri e al Monte Sei Busi

Girando a sinistra si arriva alla sommità del sacrario di Redipuglia da dove lo sguardo spazia sulla pianura isontina (Figura 2). Il monumento, completato nel 1938, è dedicato alla memoria di oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la prima guerra mondiale ed è il più grande sacrario militare d’Italia.
Ai piedi della scalinata, formata da 22 gradoni si scorge al centro la tomba del duca d’Aosta, comandante della 3ª armata, fiancheggiata dalle urne dei suoi generali caduti in combattimento.
Ogni gradone (Figura 3) contiene le spoglie dei caduti molti dei quali ignoti sono conservati in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva sull’ultimo gradone.

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Figura 2: la vista dal sacrario
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Figura 3: un gradone del sacrario

Conclusa la mesta visita si torna al bivio per recarci verso l’area difensiva della Dolina dei Bersaglieri, alla fine dell’asfalto uno slargo (parcheggio) ci indica che siamo nell’importante sito (km 9.25). Da qui imbocchiamo il sentiero che scende alla dolina (si consiglia di scendere dalla bici).
Si tratta di un posto medico avanzato e una zona di rifugio italiana presso la linea del fronte, è un complesso di tre doline, la prima che incontriamo sulla destra (dolina superiore) contiene i resti di un ricovero di cui si sono conservati anche i pilastri e delle caverne con imbocchi crollati (Figura 4).

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Figura 4: la dolina superiore

Attraverso i camminamenti ben riattati (Figura 5) si può giungere alla dolina inferiore (Figura 6).
Sul lato nord-est sono visibili i resti della costruzione del posto di medicazione, dove su di una parete si sono conservati dei graffiti, e una caverna-ricovero. Interessanti sono i graffiti uno con l’effige del 15° reggimento Bersaglieri e l’altro con i nomi degli ufficiali medici che lavoravano presso il punto di medicazione.
Al centro della dolina trova posto una targa che testimonia la presenza di una fossa comune che conteneva i corpi di ben cinquecento soldati.

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Figura 5: i camminamenti che conducono alla dolina inferiore

Figura 6: la dolina dei cinquecento, a destra i resti del posto medico

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Figura 7: trincee nella zona del Monte Sei Busi

Nel pannello posto all’ingresso un’interessantissima foto mostra come si presentava la zona al tempo della guerra ed è facilmente riconoscibile il camminamento che prosegue verso nord ben visibili anche oggi.
Ritorniamo in sella e continuiamo, ora su sterrato, verso Doberdò del lago passando a fianco della zona del Monte Sei Busi (vedi itinerario precedente – Figura 7).
Al km 11.6 voltiamo a sinistra ad un bivio per giungere dopo circa 500 metri nuovamente sull’asfalto nei pressi del cimitero di Doberdò.
Pedaliamo verso il paese e, passando davanti alla chiesa, ci dirigiamo verso Monfalcone lungo la provinciale che collega il vallone a Ronchi per voltare però subito a sinistra seguendo le indicazioni per il centro visite di Gradina (km 12.8).
La strada torna a salire e, prima di arrivare al centro visite termina anche l’asfalto, giungiamo così al bel complesso ricettivo (Figura 8) che ci offre una splendida vista sul lago di Doberdò (Figura 9).

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Figura 8: il centro visite di Gradina
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Figura 9: il lago di Doberdò con lo sterrato che conduce alla cava e quindi (in sentiero) a casa Cadorna

Dopo questo stop veramente meritevole dal punto di vista paesaggistico, torniamo indietro per voltare a destra al bivio incontrato 200 metri prima di arrivare al centro visite (km 14) e salire su sterrato con buon fondo verso il Castellazzo. Al km 14.6 ad un bivio lasciamo lo sterrato principale per seguire uno un po’ meno evidente alla nostra destra.
Passando in mezzo ad una zona strati calcarei affioranti e trincee mangiate dalla vegetazione arriviamo ad un bivio dove incontriamo una carrareccia che segue il tracciato di una trincea in discreto stato di conservazione che faceva parte delle retrovie delle truppe austroungariche (km 15.4), voltiamo a destra per arrivare poco dopo ad un nuovo bivio con un cartello che indica il segnavia n° 78 (Figura 10).
Si tratta della “porta” della zona del Castellazzo, antico castelliere preistorico che è stato fortemente modificato dalle vicende belliche.
Nel muraglione sono stati ricavati ricoveri e osservatori dell’artiglieria e, nel piazzale, sono stati scavati camminamenti e caverne. Dopo la caduta di Gorizia la cima fu conquistata dagli italiani italiane (Figura 11).

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Figura 10: l’ingresso al Castellazzo

figura 11: il Castellazzo con, sullo sfondo, oltre al vallone, le alture di Opatje Selo (SLO)

Si  torna indietro superando il bivio incontrato al km 15.4 proseguendo dritti e arrivando ad un nuovo bivio posto al km 16.8 dove voltiamo a destra per cominciare una bellissima discesa in sterrato con 4 tornanti che ci porta sulla trafficata strada del Vallone (km 18).
Dopo 900 metri però abbandoniamo la statale svoltando a destra e, dapprima in forte discesa, ci dirigiamo nuovamente verso Doberdò per la splendida strada che ci permette di aggirare il lago, al bivio prima del paese voltiamo a sinistra (km 21.2) e, in discesa, ci spostiamo sulla sponda opposta.
Al km 23.4 abbandoniamo nuovamente l’asfalto per iniziare una salita che ci condurrà alla sella posta tra il monte Cosici e il monte Debeli incontrando prima (km 23.7) ancora trincee (Figura 12) che nel 1917 erano in mano italiana e costituivano la cosidetta “linea di Doberdò”.
Giunti alla sella (quadrivio) in discesa ci dirigiamo verso l’autostrada che superiamo con il sottopasso. Lo sterrato, dopo un grande spiazzo, propone un bivio (km 26.4), noi gireremo a destra per arrivare al centro ippico di Pietrarossa dove termina lo sterrato. Proseguendo in direzione Seltz, si giunge alla provinciale che congiunge Ronchi a Doberdò che imboccheremo, naturalmente in direzione Ronchi, per tornare la punto di partenza. Totale 32 km.

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Figura 12: trincee verso la sella tra Cosici e Debeli

Giro eseguito da Gabriele il 26 Gennaio 2014.