ACOMIZZA – Una salita per ogni stagione

Pur essendo una “classica” la salita alla malga Acomizza non mi era ancora capitato di affrontarla con la MTB mentre l’avevo percorsa con le ciaspole e il panorama, allora, mi aveva rapito.
Appuntamento con Michele alla stazione di valle della funivia del Lussari dove lasciare l’auto e approntare i mezzi (810 m slmm).
Si sottopassa la strada statale per dirigersi perso il centro del paese e, dopo aver percorso un breve tratto della ciclabile Alpe Adria, nei pressi della vecchia stazione prendiamo la strada che passa di fronte al Residence Camporosso e, proseguendo in direzione est dove, ad un bivio, voltiamo a sinistra per imboccare la Val Bartolo.
Poco dopo l’asfalto lascia il poso allo sterrato molto battuto in quanto, nel primo tratto, la strada non ha divieto di transito.
La carrozzabile prosegue in leggera salita in sponda destra del torrente, più avanti alcuni ponti consentono alla strada di passare da una sponda all’altra del torrente pur mantenendosi sempre in prossimità di esso. Anche il fondo nel primo tratto è variabile allo sterrato segue l’asfalto steso per superare alcuni tratti con buona pendenza.
Al km 5.3 circa termina l’asfalto e si apre il bellissimo pianoro dei Prati del Bartolo costellato di malghe che portano ancora i segni dell’iniziativa Malghe Aperte tenutasi la settimana prima che si proponeva di riscoprire gli antichi sapori della tradizione grazie all’ospitalità della gente di montagna.
Si percorre così l’intera e ancora sonnacchiosa valle (Figura 1) sino al km 6.8 dove la strada si impenna decisa e il fondo si fa sconnesso ma scegliendo la giusta traiettoria si sale senza problemi.

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Figura 1: i prati della Val Bartolo

Si sale sino alla Sella di Bartolo (1175 m–7.6 km) si scollina in territorio austriaco, breve discesa, bivio e svolta a sinistra e, sempre in discesa ci si congiunge con una carrareccia che consentiva in realtà un breve taglio, dopo un centinaio di metri si arriva ad un bivio dove imbocciamo la strada che a sinistra inizia a salire (divieto di accesso anche alle biciclette !!!).
La forestale in territorio austriaco ha un fondo ottimo e prosegue con buone pendenze superando staccionate che ricordano che qui vive un temibile orso (Figura 2).

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Figura 2: territorio di Schnurli

La strada forestale prosegue nel bosco (Figura 3) regalando anche belle visioni sulla valle della Gail, in corrispondenza di un versante franoso la pendenza si impenna (affrettarsi – Figura 4) ma anche tale tratto viene facilmente superato restando sempre in sella.

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Figura 3: tornante a quota 1420 m
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Figura 4: il versante franoso

Per arrivare alla malga la strada compie alcuni tornanti, il bosco cede il passo ai pascoli e si possono avere delle belle visioni sul Monte Osternig e sul crinale dove è posta la cappella dedicata alla Madonna della Neve (Figura 5).

Figura 5: il monte Osternig.

Arrivati alla malga (13.5 km–1712 m) una sorpresa, posto di ristoro chiuso e pascoli senza le mucche e i cavalli che costituivano il classico contorno bucolico del luogo.
Poco male, il paesaggio vale da solo lo sforzo profuso e le mucche le troveremo più a valle ad impedire parzialmente il transito.
Vale la pena lasciare le bici sul prato e salire sul crinale a ovest della malga per godere della visione a 360° che spazia dall’Osternig, alla valle della Gail, alle Alpi Giulie (splendida in particolare la vista su Cima Cacciatore con il Monte Lussari, lo Jof Fuart e lo Jof di Montasio – Figura 6).

Figura 6: la vista che spazia dalle Alpi Giulie e l’Osternig.

Poco sotto è posta la stazione di monitoraggio geodetico dell’OGS e il palo con la webcam che permette di monitorare le condizioni del tempo e le condizioni del tracciato per “programmare l’uscita” (http://www.crs.inogs.it/ipcam/acom/).
La webcam punta infatti sull’inizio della discesa, sempre su sterrato, che porta sino alla località denominata rotonda (Figura 7) dove ritroviamo l’asfalto (km 15.2).

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Figura 7: località “la rotonda”

La discesa è molto bella e scorrevole anche se bisogna fare attenzione al ghiaino presente in alcune curve, essa conduce sino allo sbocco della Val Filza sulla Valle di Ugovizza (21.4 km-1020 m).
Da qui seguendo la strada di fondovalle, sempre su asfalto, si giungere a Camporosso passando per Ugovizza; avendo le MTB decidiamo di prolungare il percorso per evitare il traffico passando per la sella Vuom e giungere a Camporosso su sterrato.
Dopo un centinaio di metri dal bivio Val Filza – Valle di Ugovizza si diparte infatti una strada forestale che subito diventa non ciclabile per le pendenze elevate e il fondo sconnesso.
Solo poco prima di scollinare riusciamo a risalire in sella (Figura 8); giunti in sella (km 22.7 -1162 m), tralasciamo la strada che prosegue con una rampa impossibile e su una pista inerbita cominciamo la discesa.
Anche la discesa risulta in alcuni punti piuttosto pericolosa per le pendenze ma soprattutto per il fondo rovinato dal ruscellamento che ci costringe a scendere in più punti tanto da sconsigliarla a chi, come noi, quando vuole andare in bici desidera pedalare.
Solo a quota 1000 circa la strada forestale torna ciclabile ed, anzi, piacevole con alcuni guadi che abbiamo facilmente superato con le condizioni del tempo incontrate.

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Figura 8: nei pressi di Sella Vuom.

Passando davanti alla parrocchiale e per il centro del paese si torna al parcheggio ossia al punto di partenza (totale 29 km e 1100 metri di dislivello).

Giro eseguito il 31-08-2013 da Gabriele con Michele e Piero