Mangart – al di la delle nubi

La pioggia della sera prima e della notte nonché la previsione incerta avevano rischiato di far saltare il programmato giro; il veloce passaggio della perturbazione ha creato invece condizioni pressoché ideali per affrontare una salita abbastanza breve (circa 11 chilometri) ma impegnativa (900 metri di dislivello) e soprattutto affascinante per gli splendidi scorci sulle Alpi Giulie e l’ambiente di alta montagna degli ultimi chilometri.
Questo giro si può affrontare anche con la bici da strada svolgendosi tutto in asfalto; i dati sono riferiti al punto di partenza scelto ossia il bivio lungo la strada che congiunge il Passo del Predil a Bovec in territorio sloveno ma, per chi volesse, può aggiungere chilometri e dislivello partendo dalla valle dell’Isonzo o dal Tarvisiano.
Il cartello posto alla partenza (Figura 1) sintetizza quello che troveremo ossia pendenze (anche se il 22% indicato non ci pare di averlo incontrato), tornanti e qualche punto a rischio.

IMG_007
Figura 1: i cartelli di benvenuto

Come indicato poi nel cartello descrittivo quella che ci apprestiamo a percorrere è una strada costruita dai militari italiani nel 1940 e nei primi 2 chilometri percorre il fondovalle del Mangartski potok che nel 2000 è stato teatro di una tragedia ossia una colata detritica causata da una frana (Figura 2) che ha determinato la morte di 7 persone nel fondovalle.

IMG_005
Figura 2: la frana denominata Stože

Le pendenze partono subito sostenute e si prende fiato solo sul passaggio dalla sponda sinistra a quella destra (Figura 3) del torrente su un ponticello.

IMG_006
Figura 3: i primi chilometri di salita

Al chilometro 2.5 si arriva la bivio ad un bivio, a sinistra si può raggiungere una malga (Mangartska planina) mentre proseguendo dritti si continua verso la meta.
In corrispondenza del bivio è posto il punto dove i veicoli a motore devono pagare una tassa ecologica di 5 €.
Si sale così in mezzo a un bel bosco superando delle gallerie e facendo alcuni incontri bucolici (Figura 4).

IMG_001
Figura 4: incontri bucolici

Verso il km 4 il bosco cede piano piano il passo al paesaggio d’alta montagna regalando una splendida vista sul massiccio del Canin e sul Montasio (Figura 5).

Figura 5: il massiccio del Canin e le pendici del Montasio

Dopo l’ultima galleria (ve ne sono 5 ed è consigliabile portare delle luci di segnalazione) la cupola del Mangart che dominava la salita sin dalle prima rampe diviene imponente (Figura 6).

IMG_004
Figura 6: la cupola del Mangart.

Si arriva così al chilometro 10 dove è posto il divieto di transito per caduta massi (Figura 7) che viene però disatteso dai più, in alternativa si può salire bypassando la zona in frana con la bici in spalla passando per il rifugio Koča na Mangartu (Figura 8).

IMG_003
Figura 7: km 10 non si passa
IMG_002
Figura 8: Il rifugio Koča na Mangartu con, sullo sfonfo, il Canin e lo Jof di Montasio

Arrivare alla fine della strada merita sia per la piacevolezza di pedalare in un ambiente alpino incontaminato (siamo all’interno del Parco Nazionale del Tricorno), sia per il paesaggio che si può ammirare sulle verso le Alpi Giulie (Figura 9) sia, arrivando a piedi sulla vicina sella, verso la valle della Gail e le strapiombanti parete che coronano la valle dei laghi di Fusine (Figura 10) oggi non visibili per la continua copertura di nubi basse.
Tale aspetto rappresenta, volendo essere ingenerosi, l’unico neo di una giornata fantastica per le condizioni ambientali e la maestosità dei paesaggi attraversati ma costituisce (almeno per noi) un valido motivo per dire: ci dobbiamo tornare !!!

Figura 9: siamo in cima, vista sulle Giulie

Figura 10: la vista verro la valle della Gail e la valle dei laghi di Fusine (foto Liva).

Gabriele e Michele 24/08/2013