LIBRERIA – “La schiena del gruppo” di Stefano Pelloni

L’inevitabile punto di vista di un ultimo arrivato – In tanti, tantissimi, ci riconosceremo in questa lettura: un affondo nella propria esperienza ciclistica giovanile

Questo non è un romanzo di campioni, ma la storia di un ciclista che passa gli anni dell’adolescenza gareggiando in bicicletta. E’ un sincero ritratto delle sensazioni e delle speranze di un ragazzo che parte dalla categoria esordienti fino ad arrivare a quella dei juniores senza però conseguire risultati di rilievo. E’ perciò la storia di un ultimo arrivato, un ciclista comune che vedrà in tutta la sua carriera quasi esclusivamente la “schiena del gruppo”. Dalla propria lettura, poi, non sarà neppure proprio così, perché Stefano Pelloni una gara giovanile l’ebbe vinta: l’ultima, quando sul podio dell’ultima gara – con arrivo in salita a Serramazzoni – applaudivano lui, terzo all’ordine d’arrivo, rispetto al vincitore, perché sapevano che poi avrebbe smesso con l’agonismo.

Nato nel 1968 a Modena, Pelloni dopo il ciclismo è passato alla musica. In cinque anni trascorre bellissimi anni con la sua Heavy Metal Band, compone pezzi e li suona come chitarrista. Ma lo scrivere diventa per lui una sorte di dipendenza: racconti, poesie, romanzi. Pubblica “Storia di ordinaria fobia nel ’94, “Arcano rondo” nel ’96, “Prepotenze quotidiane & pubblici deliri” nel ’98, “InKubi Kemioterapici” nel 2007 e “Il blaterone, diario antologico semiserio di un ex-studente”

(edizioni www.lulu.com, 94 pagine)                

Abbiamo scelto di riportare, non a caso, un estratto significativo del libro, dove Stefano Pelloni riprende l’esperienza, e le sensazioni, di una gara che aveva preso parte “fuori regione”, insomma dove nessuno ti conosce ma se qualcuno dice che sei bravo, allora hai tutti gli occhi del gruppo puntati su di te. Nessuno conosce il giovane Stefano, ma al via lo danno come l’uomo da battere. Alla fine la “sua” vittoria” è essere stato, a suo modo, il protagonista inconsapevole di quella giornata, di quella gara che lo vide terzo all’arrivo, lui piccolo emiliano, in terra Toscana – “Avevano sentito che a Montepulciano si stava organizzando una gara ciclistica….Si era già sparsa la voce, tra l’altro falsa, che io avessi vinto parecchie gare su al nord e che perciò sarei arrivato in Toscana alla ricerca di un buon piazzamento al di fuori della regione….Partimmo velocemente, e subito il mio cuore cominciò a martellare furiosamente…Fu una gara dura, la tipica gara da esordienti. Ogni tanto qualcuno scattava e altri gli correvano dietro per prenderlo. Non vi era mai una velocità costante, ora si andava ai mille, ora si rallentava. Io cercavo di stare coperto nella pancia del gruppo. Era stato uno dei primi insegnamenti di mio padre…- Vedi Luca tu non hai un gran fisico e perciò dovrai usare la testa. Non tirare ma stai coperto e in caso di fuga fai lavorare gli altri…rimani defilato e collabora ma senza dare il massimo – …E così feci…Sulla seconda salita feci uno scatto e, tra le urla dei miei genitori, degli amici e le bestemmia degli altri direttori sportivi, presi un piccolo vantaggio, giusto una manciata di secondi. Mi stavo divertendo e quando scollinai vidi gli altri ragazzi tirare come pazzi per riprendermi. Era una sensazione nuova, speciale e sapevo che forse non avrei avuto un’altra giornata così e perciò mi concentrai maggiormente e mi lasciai prendere. Dovevo dare retta a mio padre, non potevo sprecare energie preziose inutilmente, avrei dovuto usare la testa, non la forza. Con l’arrivo dell’ultima salita la magia per un attimo si spezzò. Arrivato a metà dello strappo iniziai a sentire le gambe legnose. Maledissi lo scatto che avevo fatto in precedenza e misi un rapporto più agile. Scollinai con un leggero svantaggio ma non ero l’unico. Evidentemente la fatica si iniziava a sentire e perciò il gruppo si era allungato e frazionato in due tronconi. Iniziai a sentire le pulsazioni forte nelle orecchie e la saliva stava prendendo un sapore di metallo. Era il momento della crisi e volevo superarlo a tutti i costi. Strinsi i denti e rimasi con il secondo gruppo. Nessuno tirava, la stanchezza era palpabile ma io non mi volevo rassegnare. Fu così che mi misi in testa a tirare poi iniziai a urlare nei confronti dei miei compagni del gruppo…Sotto lo striscione dell’ultimo chilometro rientrammo ed io mi sentivo forte come non mai e allo stesso tempo stanco morto, raschiai dal barile le mie ultime energie e mi portai nelle prime posizioni. All’ultima curva eravamo lanciati a folle velocità. Tagliai il traguardo con grinta e soddisfazione e quando alzai la testa vidi che davanti a me avevo solo una decina di corridori. Mi voltai a lato e vidi mio padre e mai madre alzare le braccia al cielo e urlare di gioia. Tredicesimo. Questa fu la mia posizione finale. Era la mia vittoria…” Questa è stata la vittoria di Pelloni, giovane ciclista emiliano, tredicesimo in terra fuori-regione. Una vittoria nella quale in tanti possiamo riconoscerci. La vittoria è stata quella di vivere un’esperienza che ti ha obbligato a stringere i denti e capire che con grinta e volontà puoi arrivare all’obiettivo che ti eri prefissato. La vera vittoria Stefano la comprese solo in seguito, con l’età matura: fu la sorprendente soddisfazione di riconoscere negli occhi dei genitori il piacere appagante della pratica sportiva e la felicità immensa di una famiglia.