Vado in “monopattino elettrico” o in bicicletta?

Un contributo per cercare di chiarire la nuova mobilità elettrica

Da qualche tempo a questa parte sembrerebbe non ci siano più ostacoli per circolare sul monopattino elettrico, il mezzo di mobilità individuale così ormai diffuso nelle grandi città, anche italiane: pratico, ecologico e di gran moda presso i giovani. Con la volontà ad incentivare la mobilità sostenibile, il conducente di un monopattino elettrico sarebbe quindi libero di circolare sulle strade, al pari di ogni comune bicicletta. In un batter d’occhio, viene in mente di dire che siano stati rimossi gli ostacoli applicativi.

Per il monopattino elettrico, infatti, sebbene è considerato a giusta stregua un “mezzo innovativo”, gli ostacoli normativi alla sua diffusione erano costituti dal fatto che il Decreto del Ministero Infrastrutture e Trasporti n.229 del 4 giugno 2019 richiedeva alle amministrazioni comunali l’individuazione in apposita ordinanza dei percorsi ciclabili cui era concesso muoversi con i monopattini ed altri mezzi della mobilità elettrica (segway, etc). Ma non sono ancora chiari alcuni aspetti fondamentali, in primis le specifiche caratteristiche costruttive e funzionali, i dispositivi di equipaggiamento (art. 68 CdS): per i monopattini ancora tali caratteristiche non sono note, anche se è conosciuto che i monopattini elettrici hanno una potenza massima del motore elettrico di 500W, hanno limiti di velocità o di 6 kmh, ovvero di 30 Kmh (a seconda delle zone in cui circolano)

Ma a venire incontro, da poco tempo (Legge di Bilancio 2020, comma 75 dell’articolo 1) i monopattini elettrici sono stati equiparati ai velocipedi (leggasi “biciclette”) le quali sono definite all’articolo 50 del Codice della Strada, tra cui rientrano anche le biciclette a pedalata assistita.

Però…però, ci sono dei distinguo…normativi, in primis non è chiaro se vi siano da rispettare determinati limiti di sagoma o di velocità. In aiuto è venuta una relazione dell’ufficio studi del Parlamento, disponibile sul sito internet della Camera dei Deputati (di seguito si riportano i passi salienti, con pochi omissis).

L’articolo 50 del CdS definisce i velocipedi come “i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo.

Sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare.

I velocipedi non possono superare 1,30 m di larghezza, 3 m di lunghezza e 2,20 m di altezza. Per tali veicoli non è prevista l’immatricolazione (che comporta il rilascio di un documento di circolazione), né è necessario aver conseguito una patente di guida. I ciclisti, comunque sono tenuti, al pari dei conducenti degli altri veicoli, ad osservare le norme di comportamento dettate dal Codice e dal connesso Regolamento di attuazione (D.P.R. n. 495/1992).

Si evidenzia peraltro che l’equiparazione dei monopattini ai velocipedi, comporta altresì l’applicazione ai monopattini anche dell’articolo 68 del Codice della strada, il quale definisce le caratteristiche costruttive e funzionali ed i dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi, relative ai dispositivi di frenatura, alle segnalazioni acustiche e visive, che mal si adattano ai monopattini.

Andrebbe pertanto valutata l’opportunità di escludere, per i monopattini, l’applicazione dell’articolo 68 del Codice della Strada – (omissis) – Tutti i mezzi di mobilità elettrica (ivi inclusi gli howerboard, segway, monowhell) devono avere ed il segnalatore acustico. I dispositivi devono essere conformi alle caratteristiche costruttive indicate nell’allegato 1 al decreto. Inoltre, l’allegato 3 al decreto definisce la relativa segnaletica stradale, individuando una serie di appositi cartelli che indichino i vari dispositivi di micro mobilità elettrica, nelle zone in cui è prevista la loro circolazione. Solo i dispositivi dotati di luce anteriore (bianca o gialla) e posteriore (rossa o catadiottri) possono inoltre circolare dopo il tramonto, altrimenti vanno condotti a mano. Nel caso venga consentita la circolazione nelle aree pedonali, viene fissato in queste un limite di 6 km/h. Può essere ammessa la circolazione sulle piste ciclabili, sui percorsi pedonali e ciclabili e sulle strade o zone con limite a 30 Km/h per i dispositivi previsti. I dispositivi di micromobilità elettrica possono essere condotti solo da maggiorenni, oppure da minorenni almeno con patente AM.

Il decreto ministeriale rimette ai Comuni di autorizzare con un proprio provvedimento la circolazione di questi dispositivi in via sperimentale, nonché di prevedere disposizioni per la sosta, esclusivamente in ambito urbano e solo per le parti di strada che sono indicate nella tabella dell’allegato 2 al decreto.

Nelle aree pedonali la circolazione viene ammessa per tutti i dispositivi, mentre nei percorsi ciclabili e pedonali, nelle piste ciclabili in sede propria o riservata e nelle zone 30 e nelle strade con limite a 30 Km/h, la circolazione sperimentale è ammessa solo per i Segway e per i monopattini, ma non per gli Hoverboard ed i Monoweheel.

Fonte principale: www.patente.it