Ponta: una carriera nel ciclocross – “Ma sulla strada siamo visti come un ostacolo”

Intervista a Marco Ponta, l’esperto 32enne che solo grazie alle insistenze di Renzo Boscolo ha continuato con il ciclocross – E lancia un grido d’allarme: “E’ inaudito: sulle strade ormai troviamo odio verso i ciclisti”.

Profilo – Marco Ponta ha 32 anni (anno di nascita 1987) ha abitato con i genitori a Mels, da pochi mesi si è trasferito a Buja (è vicino di casa di Alessandro De Marchi). Alto 1,76 è magro e “tirato” (kg.67). E’ Caporal Maggiore Scelto nel “Reparto Comando e supporto tattici Julia” a Udine alla caserma Spaccamela. Aveva iniziato a correre da Esordiente con la Capodivento di Artegna, poi Allievo con la Radical Bikers di Mels, quindi da Juniores con il Team Granzon e Kikosys, infine Sk Devin e subito dopo il passaggio da Roberto Bressan nella Cycling Team Friuli. Da qui è passato al Centro Sportivo Esercito avendo anche tempo e volontà di laurearsi in Scienze Motorie a Gemona. Da diversi anni ormai corre per la Cussig Bike di Tavagnacco.

Ponta (2°da sinistra) con i Braidot, Cucinotta e Colledani al termine della Castel Bike 2019

Ricordaci innanzitutto l’esperienza al CTF – Sono stati anni importanti per me, dal 2007 al 2010, per la formazione sportiva ma anche personale, fin dal 1°anno da under, sia come atleta sia come persona. Ho avuto due persone che mi hanno ben guidato, parlo di Roberto Bressan che mi ha spronato con grinta e passione, e di Renzo Boscolo che con pazienza e metodo mi ha saputo dare giuste motivazioni e valori. E’ bello ricordare che è stato Bressan a cercarmi al termine del secondo anno da juniores, perché aveva intravisto in me il potenziale, sino allora avevo fatto mountainbike. La prima gara ci ciclocross che ho disputato è stata in Veneto a Salvatoronda, ma successe che non mi ero trovato bene, quella corsa la conclusi in fondo alla serie di partecipanti e, se fosse stato per me, quella sarebbe stata anche l’ultima gara, non volevo continuare con il cross. E’ stato allora che Boscolo mi chiese di insistere, l’ho seguito, ho continuato a prepararmi, di lì a poco sono cresciuto e solamente tre mesi dopo sono stato convocato in Nazionale per una prova di Coppa del Mondo. Un risultato cui proprio non avrei sperato. Ma con Bressan e Boscolo ho potuto fare anche buoni risultati su strada: un 10° finale al Giro della Regione nel 2007, un 6° a San Vendemiano, un 5° al Gp De Nardi. Poi nel 2008 la possibilità di scegliere se entrare nel Centro Sportivo Esercito o fare uno stage con i professionisti. Così ho scelto la sicurezza del mio futuro. Non mi pento assolutamente, ho continuato a correre perché mi piace e continuerò così.

Ai recenti campionati italiani a Schio nelle categorie degli agonisti nessun regionale ha conquistato un titolo – Ho seguito in televisione e bisogna dire che un po’ tutti hanno avuto sfortuna. Prendo ad esempio Toneatti che seguo da vicino, un bravissimo ragazzo, molto giovane ma già maturo e atleticamente preparato, del resto è ben guidato da Daniele Pontoni. Purtroppo è caduto nelle fasi di avvio della corsa, ma stava benissimo. Basta vedere i tempi che ha fatto registrare lungo i giri di inseguimento, sempre minori rispetto al vincitore (Folcarelli) tant’è che è arrivato a pochi secondi. Vedo in lui l’ideale ricambio generazionale rispetto a me o anche in futuro ai gemelli Braidot. Poi abbiamo in Regione la squadra di Pontoni che rappresenta un grande potenziale: la Casasola e tutti i giovani. Personalmente invece seguo Cristian Calligaro che per il cross corre con la trentina Ktm: sebbene juniores è già formato e dotato di forte struttura fisica, quest’inverno è sempre stato nei primi cinque, gli è mancato un vero acuto, anche se comunque ha vinto a San Fior. Bisognerà dagli tempo e poi arriveranno soddisfazioni anche per lui.

Un “salto” di Ponta (foto Billiani)

Sulle strade sempre più gli incidenti stradali coinvolgono i ciclisti – Viviamo purtroppo in una società difficile, pare che dobbiamo essere classificati in “pedoni”, “camionisti”, “ciclisti”, dimenticandoci invece che viviamo tutti assieme e dovremmo muoversi sempre con rispetto reciproco e nel rispetto delle regole. Oltretutto in questo ultimo periodo ho notato sempre più che c’è quasi una forma di “odio” avverso i ciclisti. Fino a qualche anno fa eravamo classificati tutti come “dopati”, ora come fossimo degli impedimenti, un’ostruzione lungo la strada. Mi riferisco ai recenti casi capitati a De Marchi e a Colledani sulle nostre strade… inconcepibile! I casi che mi hanno coinvolto negli anni recenti non hanno a che vedere con i sinistri stradali, ma bensì in salita al Monte di Ragogna mi avevamo bloccato e ho dovuto difendermi in una colluttazione con due buzzurri che cercavamo di rubarmi la bici da strada. Poi ho avuto un secondo episodio, ma in mountainbike, mi ero trovato nel gemonese: un filo di ferro posto di traverso al sentiero, mi ero ferito ma avrebbe potuto andare anche diversamente, non saprò mai con certezza ma è molto probabile si trattasse di un fattaccio creato con intenzione verso noi biker.

L’arrivo di Marco Ponta nel cross di Trebaseleghe

 

Da anni fai ciclocross, sei diventato un riferimento per tanti appassionati: per te rappresenta un motivo o un significato particolare? E’ una forma di amore-odio, serve tanta volontà e attitudine. Si tratta di un’arte, difficile da interpretare, una condizione per cui devi affrontare ostacoli in diverse condizioni climatiche. Ma il senso più bello è che alla fine della competizione sei consapevole delle difficoltà superate e allora è bello avere la consapevolezza che è proprio quella la conquista più bella, ancor più del traguardo concreto finale.

Hai quasi 33 anni, sei sicuramente all’apice della carriera, se ti volti indietro come giudichi ciò che hai fatto? Non ho dubbi a dire che rifarei tutto, sacrifici e traguardi ottenuti. Anche le scelte fatte, le squadre, il calendario delle gare. Ho fatto delle belle esperienze ed ancora non ho finito…. Tra tutte le gare sicuramente la più bella ed anche la più difficile, è stato il cross Tricolore 2007 a Scorzè: ho condotto la gara fino a tre giri dalla fine, poi un guasto alla bicicletta mi ha costretto a fermarmi e continuare con bici in spalla. Ho concluso al 3°posto, vittoria di Fontana e 2°Cominelli. Quella gara è quella che ricordo con maggiore soddisfazione, anche se non ho avuto modo di finirla a braccia alzate.

La meccanica della bici da cross si è molto evoluta negli ultimi dieci anni – Sicuramente l’avvento dei freni a disco hanno migliorato parecchio, visto che c’è meno possibilità che si annidi il fango tra disco a ruote c’è molta più luce, peggio andava nel vecchio sistema con i pattini dei freni quando eravamo costretti a cambiare più spesso la bici durante l’ora di gara. In secondo luogo il cambio elettrico ora permette salti regolari, poi senza cavi che ostacolavano comunque le azioni. Ora uso il cambio a wi-fi, ulteriore evoluzione. Ho usato parecchie bici, a seconda dello sponsor che mi seguiva: ho iniziato con Visual nel CTF, poi ho avuto Scott, Focus, Giant ed ora la Trek. Debbo dire che tutte sono state al livello-top, tutte marche e qualsiasi bici di ottimo livello.

Due consigli ai giovani ciclisti che vogliono avvicinarsi al ciclocross – Non perdersi mai d’animo nei momenti difficili quando la forma fisica tarda ad arrivare, ma nemmeno sentirsi arrivati, dagli insuccessi o dalle difficoltà trovare il giusto rimedio e miglioramento. Inoltre fondamentale non perdere di vista la scuola e una giusta vita privata.

Giorgio Del Fabbro