Mondiali strada: Trentin medaglia d’argento, titolo iridato al 23enne danese Pedersen

Gara perfetta per la Nazionale, sul podio dopo 11 anni

YORKSHIRE (Gb) – In una giornata da grande nord la Nazionale prende in mano le redini della corsa a circa 50 chilometri dalla conclusione, quando vanno in fuga Pedersen, Teunissen e Kung. Gianni Moscon capisce che si tratta di un attacco pericoloso e in breve si porta sui tre.

Arrivo: 1.Mads Pedersen (Danimarca) km.261 – 6h27:28 – 2.Matteo Trentin (Italia) 3.Stefan Kung (Svizzera) a 2″ 4.Gianni Moscon (Italia) a 17″ 5.Sagan a 43″ 6.Valgren a 45″ 7.Kristoff a 1’10” 8.Van Avermaet 9.G.Izagirre 10.Costa 11.Colbrelli 25.Bettiol a 1’57” – rit.Visconti, Ulissi, Puccio, Cimolai

segue cronaca fasi finali

Ai -30 arriva l’attacco di Mathieu Van der Poel, atteso come la pioggia oggi. Gli risponde Matteo Trentin, che lo marca stretto. I due si riportano sui fuggitivi. Inizia una corsa ad eliminazione, mentre il gruppo, tirato dai Belgi (perfettamente controllati da Colbrelli), pian piano perde pezzi e secondi. Il primo a cedere è Teunissen; poi, clamorosamente, Van der Poel. L’Italia del ciclismo si rende conto che tutto volge a nostro favore. A 5 chilometri dalla conclusione è la volta di Moscon, che si lascia sfilare esausto dopo una prova coraggiosa e di grande sostanza. Nella volata a tre Matteo Trentin, sulla carta il più veloce, parte ai 200 metri. Kung esce di scena, mentre Pedersen dimostra di averne di più, supera l’azzurro di una bicicletta. E’ lui, 23 anni di Lejre, secondo al Fiandre dello scorso anno, il nuovo Campione del Mondo pro. Succede a Valverde, che oggi si è ritirato, come altri big, spossato dal freddo e dalla pioggia.

Davide Cassani: “C’è delusione, è ovvio. Erano anni che non piangevo.. ma tutti gli Azzurri sono stati semplicemente fantastici. Abbiamo corso in modo impeccabile. Vedere che c’è un atleta che ci batte dispiace. Non è arrivato l’oro, ma torniamo sul podio del mondiale a distanza di anni. Matteo è partito davvero forte, non ha sottovalutato nessuno. Si stava giocando un mondiale, sapeva che se Pedersen e Kung erano lì è perché ne avevano. Il danese evidentemente, al termine di questa durissima corsa, ne aveva di più. Sapevo di avere una squadra forte, coesa, decisa, cattiva. Arrivare secondi, brucia, però anche oggi si è confermato che gli azzurri, quando indossano questa maglia, danno sempre l’anima. Io sono davvero orgoglioso di loro”.

fonte: fci / worlds.yorkshire